Duro colpo per la viticoltura biologica francese: a partire dal 15 gennaio 2026, circa venti prodotti fungicidi a base di rame perderanno l’autorizzazione alla commercializzazione, riducendo drasticamente il ventaglio di strumenti a disposizione dei produttori bio. La decisione dell’agenzia francese Anses (Agence nationale de sécurité sanitaire), annunciata il 15 luglio 2025, aveva colto di sorpresa i viticoltori e ora, a ridosso della data di entrata in vigore, rischia di rimettere in discussione l’ impianto della viticoltura biologica nelle aree francesi più esposte alla peronospora.
Secondo l’Anses, alla base della decisione c’è un problema di sicurezza per gli operatori agricoli: «I dati disponibili non consentono di escludere un rischio di effetti dannosi per gli utilizzatori», afferma l’agenzia, sottolineando come i produttori non abbiano fornito documentazione sufficiente a dimostrare l’assenza di rischi inaccettabili. Una motivazione che segna un cambio di paradigma: non più solo ambiente e suolo, ma salute dei vignaioli.
La voce dei vignaioli
Le reazioni del mondo vitivinicolo non si sono fatte attendere. François Garcia, della Camera agricola dell’Hérault, aveva parlato senza mezzi termini di una misura potenzialmente devastante: «Il rame è indispensabile nella viticoltura biologica. Queste restrizioni avranno conseguenze gravi».
Un timore condiviso anche da Alexis de Benoist, vignaiolo in Borgogna: «Usiamo già meno rame del limite autorizzato. Eliminare questi prodotti rende le viti molto più fragili e vulnerabili alla peronospora». Wine Spectator riporta che «le stime del settore suggeriscono che il 20% dei vigneti biologici potrebbe perdere la certificazione a causa dell’incapacità di controllare la muffa senza adeguate opzioni di rame».
I numeri sul rame
I dati dell’Itab (Institut Technique de l’Agriculture Biologique) mostrano come i viticoltori francesi, in media, abbiano già ridotto sensibilmente l’uso del rame: 3,72 kg/ha nel 2024, al di sotto del limite europeo medio di 4 kg/ha. «Sembra un attacco contro le pratiche di agricoltura biologica», ha detto Alexis de Benoist di Domaine Alexis de Benoist a Wine Spectator. «Stiamo già usando meno rame rispetto al dosaggio annuale autorizzato. Eliminarlo rende le viti molto più fragili e suscettibili alla peronospora».
Questioni irrisolte
Sono 17 i prodotti ancora disponibili per il 2026 scrive Vitisphere, di cui due sono autorizzati, ma altri 15 dovranno essere riesaminati da Anses: se verranno applicati gli stessi criteri, potrebbero sparire anche quelli. Come osserva Valentin Mery di Demeter una situazione piuttosto fragile: «C’è poco sostegno pubblico per chi vuole restare biologico nel lungo periodo. Convertirsi è difficile, ma mantenere il bio lo è ancora di più».
Fonte: Il Gambero Rosso