<div style="text-align: justify;"><b></b>Meno
inquinamento, meno CO2 immessa nell’ambiente, riscoperta dei prodotti
locali. Forse lo sciopero dei camionisti è stato terapeutico. In Italia
il 76% delle merci viaggia lungo le autostrade, nonostante una rete
ferroviaria e l’opportunità di sfruttare il trasporto via mare,
dimostrando uno sbilanciamento netto a vantaggio di quella che non è la
migliore soluzione. A livello economico il trasporto solo su gomma non
è vantaggioso per tutta una serie di fattori che includono: traffico,
sicurezza stradale e impatto ambientale. In questi giorni di sciopero
degli autotrasportatori abbiamo rilevato una serie di novità, come ad
esempio il fatto che i negozianti abbiano scelto di procurarsi le merci
locali, frutta e verdura coltivata nel territorio di vendita. I
supermercati magari potevano offrire qualche scaffale sguarnito, ma i
fruttivendoli rionali hanno continuato a vendere le zucche, i cavoli,
le patate, le mele e i prodotti di stagione. L’altra scoperta riguarda
l’inquinamento dell’aria. Lo sciopero dei tir ha fatto scendere i
valori delle polveri sottili. L’Arpa Emilia Romagna ha rilevato nella
regione una differenza media di 30 microgrammi per metro cubo d’aria
nei giorni dello sciopero. In Inghilterra le organizzazioni del
biologico stanno valutando da tempo la possibilità di escludere dalla
certificazione quei prodotti che viaggiano in aereo, con l’obiettivo di
ridurre le emissioni di CO2 prodotte durante il trasporto. E forse
anche in Italia bisognerebbe cominciare a rivedere il sistema dei
trasporti nell’ambito del biologico.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> www.greenplanet.net, 17 dicembre 2007.