La risicoltura biologica favorisce la biodiversità delle zone umide: i risultati della ricerca

Spesso i benefici dell’agricoltura biologica vanno oltre le colture raccolte, estendendosi alle piante e agli animali che popolano i paesaggi agricoli. Un recente studio europeo ha rilevato che le risaie gestite con metodo biologico possono ospitare una maggiore abbondanza di piante acquatiche di interesse conservazionistico rispetto a quelle convenzionali.

I ricercatori hanno esaminato 138 risaie distribuite in sette aziende agricole ungheresi – 42 a conduzione biologica e 96 convenzionali – nel corso dei mesi di luglio del 2012 e del 2014. All’interno di ciascuna risaia, hanno censito le specie vegetali e ne hanno stimato la copertura del suolo in aree campione selezionate casualmente; hanno inoltre misurato la profondità dell’acqua, la temperatura, il pH e la conducibilità elettrica.

Le risaie allagate possono offrire un habitat prezioso per diverse piante tipiche delle zone umide. Lo studio si è concentrato su tre gruppi di piante di interesse conservazionistico: piante acquatiche non considerate infestanti problematiche per il riso; carofite (un gruppo di grandi alghe verdi d’acqua dolce); e specie incluse nella “lista rossa” ungherese per la conservazione. La scelta di queste piante mirava a distinguere quelle potenzialmente utili alla conservazione delle zone umide dalle specie infestanti aggressive che minacciano la produzione di riso.

Nel complesso, i ricercatori hanno rilevato 50 specie di piante acquatiche: 44 presenti nelle risaie biologiche e 39 in quelle convenzionali. Diciannove specie sono risultate positivamente associate alla gestione biologica, contro le otto associate a quella convenzionale. È importante sottolineare che le risaie biologiche hanno ospitato una maggiore abbondanza di specie prioritarie ai fini della conservazione.

Le risaie biologiche hanno inoltre sostenuto comunità vegetali di maggior valore conservazionistico laddove le condizioni dell’acqua indicavano un minor arricchimento di nutrienti. Gli autori suggeriscono che un uso oculato di letame e altri apporti nutritivi, unito alla rinuncia agli erbicidi e all’adozione di rotazioni colturali, possa aiutare gli agricoltori a creare habitat favorevoli per piante acquatiche sensibili.

Questi risultati evidenziano il potenziale della risicoltura biologica nel favorire la conservazione delle zone umide. Sebbene lo studio abbia coinvolto un numero limitato di aziende agricole, i risultati dimostrano il valore della gestione biologica nel creare condizioni che permettono alla biodiversità acquatica di prosperare accanto alla produzione di riso.

Fonte: The Organic Center