“Le sementi tra Noè e Cerere”, di Riccardo Bocci.

Dopo anni di trattative il governo Norvegese è riuscito in un intento
importante: preservare una copia di tutte le varietà conservate nelle
banche delle sementi sparse per il mondo. Questo l’obiettivo dell’Arca
dei semi (Svalbard Global Seed Vault) scavata nel permafrost di
un’isola norvegese al limite del circolo polare artico. Questa
iniziativa è stata salutata sottolineando come così il futuro
dell’agricoltura sarà al sicuro. Ma è veramente sufficiente un po’ di
ghiaccio per rassicurarci nei confronti dei cambiamenti climatici? La
questione è, invece, più complessa, perché il suo contributo al
mantenimento nelle campagne della biodiversità agricola ai giorni
nostri è nullo. Il suo obiettivo non è di ridurre il tasso di erosione
della biodiversità, così come non lo è favorire il modello di
agricoltura familiare e biologica che, in tutti i continenti, continua
a custodire le sue varietà sempre più oppressa dall’agricoltura
industriale. Per promuovere il ruolo attivo dei contadini nella
conservazione e valorizzazione della biodiversità, la Norvegia ha
finanziato l’anno scorso un programma di ricerca volto
all’implementazione dei Diritti degli Agricoltori, producendo un
documento che ha presentato alla Fao, e che alcuni paesi si sono
addirittura rifiutati di valutare. Bandendo così la parola
conservazione on farm, che prevede il mantenimento della biodiversità
nei campi ad opera degli agricoltori. L’intenzione della Norvegia è
duplice: essere il custode del patrimonio varietale dell’umanità,
continuando però ad affermare la necessità del coinvolgimento attivo
degli agricoltori per la conservazione oggi della biodiversità. Perché
una volta persi saperi e tecniche elaborati e riprodotti dai contadini,
nessuno sarà più in grado di coltivare le sementi congelate. Ecco il
rischio maggiore di questa banca: i governi potranno affermare di aver
fatto quanto è in loro potere per la conservazione della biodiversità,
senza mai pronunciare la parola “contadino”.<br><i>Fonte di informazione:</i> “Biolcalenda”, maggio 2008, pg. 43-44.