Fino a quando l’opinione pubblica non ha maturato una vera consapevolezza etica riguardo alla qualità della vita degli animali allevati per la produzione alimentare, l’attenzione al loro benessere ha avuto, e in larga parte continua ad avere, una finalità eminentemente produttiva. Far star bene gli animali è sempre stato, e resta, una condizione imprescindibile per massimizzare l’efficienza e la redditività dell’allevamento. Le cure ulteriori riservate agli animali, al di là dei minimi necessari, riflettono spesso un sentimento personale di gratitudine e rispetto profondamente radicato nell’identità dell’allevatore. Negli ultimi anni, l’introduzione di check-list e sistemi standardizzati di valutazione del benessere ha contribuito a migliorare alcune pratiche zootecniche, ma senza determinare un cambiamento strutturale nel paradigma produttivo. Per comprendere meglio le origini di questa impostazione e per riflettere su come andrebbe affrontato oggi il tema del benessere animale, che sta diventando sempre più centrale nel dibattito pubblico e nei rapporti con i consumatori, Ruminantia ha intervistato il professor Giuseppe Bertoni, che ha dedicato la sua carriera alla ricerca, alla didattica e alla divulgazione nell’ambito della fisiologia degli animali da allevamento. Nel contesto attuale, la produzione primaria non può permettersi fratture con l’opinione pubblica, soprattutto quando questa assume il ruolo di consumatore. Allevare animali per produrre alimenti ha senso solo se i cittadini continuano a scegliere i prodotti di origine animale, consapevoli e fiduciosi nei confronti dei metodi con cui vengono ottenuti.
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Fonte: Ruminantia