Marchio biologico italiano, regole e nodi critici, di Dario Dongo

Nel contesto dei tanti commenti che hanno seguito la pubblicazione del decreto sul nuovo marchio biologico italiano, appaiono molto dettagliati quelli pubblicati da Great Italian Food Trade, in cui l’autore, avvocato, introduce anche le diverse problematiche che, a suo parere, si innestano sulla possibilità di usare o meno il marchio stesso. Si illustrano i contenuti del decreto, partendo dal suo percorso normativo (dalla legge quadro al decreto attuativo), per poi passare ai requisiti di origine e al vincolo delle materie prime nazionali, alla richiesta tramite il sistema informativo e il silenzio assenso, i criteri grafici per la coesistenza con il logo europeo, i controlli ufficiali e le sanzioni.

L’autore esplicita poi quelle che a suo parere sono le incertezze sulla compatibilità con il mercato unico, fino a delle considerazioni conclusive in cui sottolinea come il decreto penalizzi i prodotti “Made in Italy” che non possono impiegare il 95% di materie prime nazionali per indisponibilità totali o parziali. Una limitazione che azzera il potenziale del marchio biologico italiano, poiché la maggior parte dei trasformatori e distributori non potrà utilizzarlo o promuoverlo. Il marchio rischia così, secondo l’autore, di non essere valorizzato né sul mercato interno né su quelli internazionali, subendo un fallimento commerciale. Una riforma del decreto che coinvolga tutti gli attori della filiera potrebbe evitare questo esito negativo, già riscontrato in altri marchi pubblici.

L’articolo completo a questo LINK

Fonte: Great Italian Food Trade