Pacciamatura “vivente”: come una buona gestione migliora la coltivazione del mais biologico

Le pratiche di agricoltura biologica hanno dimostrato una varietà di benefici, tra cui il miglioramento della biodiversità e della salute dell’ecosistema, derivanti dalla minore dipendenza da input sintetici. Tuttavia, per controllare le infestanti in assenza di erbicidi sintetici, gli agricoltori biologici spesso si affidano alla lavorazione del terreno, che in alcuni sistemi può aumentare l’erosione del suolo. Un recente studio ha esplorato come una pacciamatura vivente di trifoglio rosso, e come venga gestita, potrebbe aiutare gli agricoltori a mantenere la produttività nella coltivazione del mais in assenza di pratiche di lavorazione tradizionali.

Le pacciamature viventi crescono accanto alle colture, proteggendo il suolo, sopprimendo le infestanti e supportando la biodiversità. Tuttavia, possono anche competere con le colture per risorse come acqua, nutrienti e luce. I ricercatori hanno testato diverse strategie per gestire questa competizione durante due stagioni presso la Stazione di Ricerca Agricola di Arlington dell’Università del Wisconsin. Hanno confrontato il taglio meccanico prima della semina (lame passate appena sotto la superficie del terreno per recidere le radici delle piante senza rivoltare il terreno), la bruciatura subito dopo la semina (utilizzando bruciatori a propano per generare calore intenso per controllare le infestanti) e la schiacciatura interfilare con rulli (utilizzando un pesante tamburo rotante per schiacciare gli steli delle piante).

Il taglio meccanico ha prodotto i risultati complessivi migliori, con una resa di mais per ettaro superiore del 44% rispetto alle parcelle in cui il mais è stato seminato direttamente nel trifoglio indisturbato. Anche la bruciatura ha aumentato la resa di mais in tutti i trattamenti, con un incremento del 18% rispetto alle parcelle non trattate.

Sebbene le rese complessive di mais siano rimaste inferiori a quelle tipiche del mais biologico in monocoltura presso la stazione di ricerca, i risultati dimostrano che una gestione strategica di una pacciamatura vivente può migliorare le prestazioni mantenendo molti dei benefici di protezione del suolo derivanti da una copertura vegetale continua. È importante notare che, sebbene il taglio meccanico e la bruciatura offrano strumenti promettenti e compatibili con l’agricoltura biologica, la loro efficacia dipende dalle condizioni meteorologiche, dalle condizioni del suolo e dalla tempistica stagionale. Ulteriori ricerche potrebbero aiutare gli agricoltori a sviluppare sistemi di lavorazione ridotta che proteggano il suolo e producano raccolti affidabili. Questa ricerca mette in luce sia le potenzialità che le sfide dell’integrazione di pratiche di lavorazione ridotta del terreno nella produzione biologica e, da una prospettiva sistemica, indica modi creativi per bilanciare la salute del suolo, la gestione delle infestanti e la produttività delle colture. Sebbene permangano dei compromessi, i potenziali vantaggi in termini di conservazione e resilienza suggeriscono che i sistemi di lavorazione ridotta del terreno possono svolgere un ruolo chiave nel promuovere i principi rigenerativi che sono alla base dell’agricoltura biologica.

Fonte: The Organic Center