Rame in viticoltura: uno studio sull’innocuità nei suoli biologici e biodinamici

L’utilizzo del rame in viticoltura biologica e biodinamica non comporta accumuli dannosi di residui nei terreni e non compromette la vitalità microbiologica. Lo rileva uno studio condotto dal 2022 al 2024, in partnership con le Università di Perugia, Teramo e Napoli, dalla Bio Cantina Sociale Orsogna, in Abruzzo, sui propri terreni. Occorre dunque aprire una riflessione, basata su evidenze scientifiche, in merito al divieto dell’Unione europea che dovrebbe scattare dopo la proroga concessa fino al giugno del 2029, tenuto conto che ad oggi non ci sono alternative valide per contrastare patologie e parassiti delle piante.

Lo studio è stato presentato, alla presenza del sottosegretario di Stato al Masaf, con delega al Biologico, Luigi D’Eramo, nel convegno “Rame in Viticoltura: strategie rigenerative, ricerche scientifiche e il futuro della difesa biologica e biodinamica”, organizzato dalla Cantina abruzzese in partnership con la Coldiretti nazionale.

La Bio Cantina Sociale Orsogna è una realtà leader in Italia nella viticoltura biologica e biodinamica, con circa 300 soci operativi su 1.500 ettari di vigneto, da anni impegnata nella tutela della biodiversità e nella riscoperta di antichi vitigni. L’impatto del rame utilizzato entro i limiti di legge di 4 kg annui per ettaro è stato studiato in terreni dove la fertilità e vitalità del suolo viene mantenuta attraverso letamazioni, pascolamento di greggi, sovescio, compost di letame, residui della vinificazione, senza l’uso di pesticidi, per preservare un agrosistema ricco di forme di vita vegetali, animali e microbiche.

E’ possibile scoprire i dettagli dell’evento, con i pareri anche degli esperti delle due università citate, a questo LINK

Fonte: AgenFood