Ricerca FIBL: proteggere la biodiversità attraverso un’agricoltura sostenibile e habitat adeguati

Quali sono le aree migliori per la biodiversità? Le aree coltivate intensivamente con habitat quasi naturali più estesi (“land sparing”) o un’agricoltura sostenibile su un’area più ampia (“land sharing”)?  Una nuova revisione della letteratura scientifica condotta dal FiBL contribuisce a chiarire il dibattito. La revisione rileva che i dati sono incompleti e che nessuno dei due approcci offre da solo una soluzione completa. Sono necessari sia paesaggi agricoli gestiti in modo sostenibile che habitat adeguati e indisturbati.

La tutela della biodiversità a livello paesaggistico è fondamentale. Il modo migliore per raggiungere tale obiettivo è oggetto di un acceso dibattito. Due approcci opposti si contrappongono nel dibattito agricolo: uno promuove una produzione intensiva su meno terreni e l’utilizzo di più terreni inutilizzati per promuovere la biodiversità. Produzione e tutela della biodiversità sono il più possibile separate (“land sparing”). L’altro è a favore di paesaggi in cui l’agricoltura sostenibile e la promozione della biodiversità si svolgano su produzioni agroecologiche strettamente interconnesse e su aree quasi naturali (“land sharing”).

Ma il dibattito su “land sparing” e “land sharing” non è costruttivo: viene spesso condotto utilizzando argomenti ideologici e le due posizioni portano a raccomandazioni d’azione molto diverse. Alcuni sottolineano anche che il dibattito non rende giustizia alla complessità dell’argomento e non è affatto produttivo. Ciononostante, rimane attuale nel contesto dell’agricoltura sostenibile e delle politiche sulla biodiversità. Il FiBL ha quindi raccolto e analizzato sistematicamente gli studi empirici disponibili per cercare di chiarire i fatti e contribuire a una discussione più costruttiva.

I dati disponibili sono scarsi e irregolari: mancano molti aspetti importanti

Sono pochi gli studi che presentano confronti tra le due strategie basati su dati di campo completi. Dei 57 studi identificati come rilevanti nell’articolo, solo 17 forniscono i dati necessari, mentre gli altri 40 mancano di aspetti importanti. Gli studi si concentrano su pochi gruppi di specie animali o vegetali ciascuno e, nel complesso, sono anche unilaterali: 19 dei 27 confronti inclusi nei 17 studi completi considerano uccelli delle foreste tropicali, sei considerano piante diverse. Insetti e organismi del suolo sono stati considerati da due studi ciascuno e mancano completamente studi su microbi e funghi. Inoltre, vengono trattati solo pochi indicatori di biodiversità. La maggior parte degli studi ha esaminato la densità delle specie (22 dei 27 confronti completi). Mancano analisi della diversità delle specie, della diversità funzionale e di altri indicatori.

La biodiversità richiede terreni gestiti in modo sostenibile e habitat indisturbati

I risultati dei 17 studi che consentono un confronto reale tra condivisione e risparmio mostrano che nel 50% dei casi, una combinazione specifica delle due strategie, in base al contesto, fornisce i risultati migliori per la promozione della biodiversità. Il risparmio è migliore nel 40% dei casi, ma questi casi riguardano principalmente gli uccelli forestali che necessitano di habitat contigui e quasi naturali, spesso assenti nei paesaggi agricoli. La condivisione è migliore nel 10% dei casi. La biodiversità, quindi, dipende sia da habitat indisturbati che da paesaggi gestiti in modo sostenibile.

Concentrarsi sul “risparmio” con terreni agricoli intensivi non è una soluzione

La valutazione delle strategie di condivisione e risparmio per la promozione della biodiversità a livello paesaggistico deve essere effettuata in un contesto più ampio. L’agricoltura intensiva con un elevato utilizzo di pesticidi e fertilizzanti può produrre rese elevate, ma ha un impatto negativo significativo sulla biodiversità. Esiste anche il rischio che le rese diminuiscano a causa della perdita di salute del suolo e dell’erosione. L’agricoltura estensiva o biologica, con i suoi approcci agroecologici, è positiva per la biodiversità, ma è associata a rese inferiori.

È essenziale affrontare l’intero sistema alimentare

L’uso sostenibile degli aspetti di risparmio e condivisione a livello paesaggistico, senza compromettere la sicurezza alimentare, significa considerare un’agricoltura produttiva e rispettosa della biodiversità su terreni limitati in un contesto sistemico.

Ciò che viene prodotto diventa quindi importante tanto quanto il modo in cui viene prodotto: stiamo producendo cibo o rifiuti? Nei paesi industrializzati, un terzo della produzione viene sprecato. Stiamo producendo mangimi o alimenti? Nell’Unione Europea, i mangimi vengono coltivati ​​sul 60% dei terreni coltivabili. Con una riduzione costante degli sprechi e un uso mirato dei terreni coltivabili per l’alimentazione, è possibile raggiungere entrambi gli obiettivi: sicurezza alimentare con un’agricoltura sostenibile e tutela della biodiversità.

Fonte: FIBL