<div style="text-align: justify;">Le
sostanze organiche sono spesso determinanti per una corretta gestione
delle colture orticole di qualità. Il risultato di alcune prove
condotte a Parma fra il 2003 e il 2004.Il problema è quello di
individuare, dimensionare e dosare l’apporto di sovesci e compost ai
fini di una gestione corretta ed equilibrata della fertilizzazione
delle colture orticole. La prova, realizzata a Parma, ha preso avvio
nel 2003 con la semina e l’interramento degli erbai e la distribuzione
del compost ed è proseguita nel 2004 con l’impianto del pomodoro. Il
campo è stato realizzato presso l’azienda biologica Ca’ Bacchini, ad
indirizzo misto, comprensivo di colture orticole (pomodoro, cipolla,
basilico), estensive (cereali autunno-vernini, mais, favino,
barbabietola) e foraggere in rotazione. I terreni sono a tessitura
franco-argillosa con una buona dotazione di sostanza organica (più del
2%), buona disponibilità di azoto, fosforo e potassio assimilabili. La
sperimentazione effettuata, per quanto limitata ad un solo anno di
dati, permette di formulare alcune considerazioni. Anzitutto, l’apporto
di compost consente di avere una maggiore disponibilità azotata nel
momento in cui è presente la coltura e l’impiego di sovesci non sembra
avere benefici diretti sul pomodoro, né sulla disponibilità azotata,
come è stato dimostrato anche in prove precedenti. Inoltre, in
condizioni di buona fertilità del terreno, si ottengono buone
produzioni anche senza l’apporto di fertilizzanti azotati. Il testimone
ha infatti avuto produzioni di 67 tonnellate per ettaro di prodotto
commerciale. Infine la produttività non sembra essere direttamente
correlata con la sola disponibilità di azoto minerale nel terreno e,
quindi, un calcolo della dose di fertilizzazione prevalentemente in
base a questo parametro non sempre si rivela corretto, sovrastimando o
sottostimando in molti casi le effettive necessità della coltura.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> in «Agricoltura», n. 7-8, luglio – agosto, pp.125-126