Dal campo all’alluvione: il cibo ha un costo ambientale che non vediamo, di  Antonio Cianciullo

L’articolo di HuffPost prende lo spunto dall’avvio della campagna di “NaturaSì” per il “giusto prezzo” dei prodotti agricoli, in particolare biologici,  quello che include la difesa degli ecosistemi. Che rapporto c’è tra il prezzo di un pomodoro e il costo di un’alluvione? Sembra una domanda bizzarra – indica Cianciullo, decano dei giornalisti sempre in primo piano per la difesa dell’ambiente – ma c’è un filo che collega il lavoro nei campi con quello per spalare il fango prodotto dalla violenza delle acque. E questo filo si misura in emissioni di gas serra. L’agricoltura ad alto impatto ambientale dà un contributo importante alla crisi climatica (circa un quarto del totale globale calcolando anche l’allevamento) e quindi aggrava gli eventi estremi. Mentre l’agricoltura biologica e biodinamica, l’agricoltura che rigenera il terreno assorbendo carbonio invece di emetterlo, frena la crisi climatica. Alla fine il pomodoro che viene da un campo coltivato nel rispetto degli ecosistemi può apparire simile all’altro ma il suo costo per la collettività è diverso. Chi conosce la differenza? E chi la paga?

“Ecco la domanda da cui siamo partiti è proprio questa”, risponde Fabio Brescacin, il presidente di NaturaSì che ha lanciato oggi la campagna ‘Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra’. “Gli agricoltori che seguono il disciplinare dell’agricoltura biologica e biodinamica sono custodi della Terra perché oltre a fornire prodotti che contribuiscono a mantenere in salute il nostro corpo aiutano anche la salute del pianeta. Questa parte del loro lavoro, quella che va a vantaggio di tutti noi, però non è compensata anche perché è poco nota. Ed è per questo che bisogna parlarne”.

Chi ha cominciato a fare un po’ di calcoli è Helmy Abuleish, amministratore delegato del progetto comunità Sekem, l’azienda biodinamica che il padre, Ibrahim, fondò nel 1977. Nell’arco di mezzo secolo una parte di deserto è stata trasformata in terreno fertile, e attorno ai campi sono state costruite case, scuole, impianti di trasformazione. Sekem è stata la pioniera: oggi in Egitto le aziende biodinamiche sono arrivate a quota 40 mila, con una proiezione a 250 mila entro il 2028.

“Grazie a una legge che è stata approvata in Egitto, oggi chi ha un’azienda biodinamica può vendere i crediti di carbonio prodotti grazie alla sua attività. E questo genera un reddito aggiuntivo che può arrivare a mille euro l’anno, una cifra non trascurabile per i bilanci locali”, spiega Helmy Abuleish. “Un fatto importante sia perché permette di aprire aziende agricole invece di chiuderle. Sia perché, se tutta l’agricoltura egiziana si riconvertisse al sistema biologico e biodinamico, si passerebbe da un’emissione di 22,7 milioni di tonnellate di CO2 a un assorbimento di 47,5 milioni di tonnellate. Sarebbe un risparmio formidabile, calcolando che i costi globali nascosti del sistema alimentare, secondo la Fao, ammontano a 12.700 miliardi di dollari”.

Dodicimilasettecento miliardi dollari sembrano una montagna difficile da scalare. Ma, come sanno i montanari, si sale un passo alla volta. E il primo passo – propone la campagna di NaturaSì – è calcolare il prezzo di un finocchio che viene venduto a 3,98 euro al chilo nei negozi della rete del bio. Tolti i costi legati alla distribuzione, alla logistica e ai negozi, all’agricoltore resta 1 euro e 80 centesimi. Un euro e 25 è il costo di produzione e 0,55 centesimi è il contributo alla salvaguardia degli ecosistemi.

In Italia però tutto esce dalle tasche di chi entra nel negozio, mentre in Egitto la quota riconosciuta dalla collettività per il servizio svolto alla collettività è conteggiata a parte. Un meccanismo che potrebbe essere importato anche in Italia? “E’ una possibilità che si sta mettendo a fuoco “, risponde Francesco Marangon, economista agrario dell’Università di Udine. “Lo scorso dicembre 2024 il Parlamento Europeo ha adottato il framework di certificazione per la rimozione del carbonio, una norma per la creazione di nuove opportunità economiche anche per il settore agricolo. Ma ci sono da superare difficoltà non banali sia dal punto di vista del calcolo che delle procedure burocratiche. È comunque una strada da percorrere. Dal 2022 la tutela degli ecosistemi è stata inclusa nell’articolo 9 della Costituzione. La loro difesa è una necessità”.

Fonte: HuffPost