Mele bio in Val Venosta: una produzione per tutta l’Europa

La stagione delle mele biologiche di VIP – Associazione delle Cooperative Ortofrutticole della Val Venosta si avvia alla conclusione con un risultato positivo. Le ultime partite del raccolto saranno spedite entro metà agosto dal centro di confezionamento di Castelbello.
Il responsabile varietà bio di VIP, Gerhard Eberhöfer, indica che nel 2024 cerano stati diversi problemi legati alle condizioni meteorologiche estreme, ma si era riusciti a garantire continuità nelle forniture e una buona qualità, ottenendo anche un incremento delle vendite sul mercato interno.

Il valore della continuità
Con circa 45mila tonnellate, le mele bio Val Venosta hanno mantenuto una presenza solida in tutta Europa. Germania, Paesi scandinavi e Regno Unito restano i mercati principali, ma cresce anche l’interesse nel resto dell’Europa, mercato domestico compreso.
La disponibilità costante durante i mesi estivi – periodo critico per molti Paesi produttori – ha rappresentato un punto di forza: le condizioni pedoclimatiche favorevoli della Val Venosta permettono di trasformare le difficoltà in opportunità, cioè occasioni per migliorare tecniche, selezione varietale e servizio al mercato, secondo quanto indicato sempre da Eberhöfer.

Anche le prospettive per la stagione 2025/26 sono favorevoli: in Val Venosta si prevede una disponibilità simile a quella dell’anno in corso per il mercato del fresco, con un lieve aumento della quota destinata alla trasformazione. L’obiettivo resta servire i mercati chiave in modo continuativo anche nella prossima campagna.

In generale, la domanda di mele bio è in ripresa, con crescite tra l’1 e il 5%. In Ue, alcune insegne della GDO stanno ampliando l’assortimento, sia in termini varietali sia di posizionamento, includendo proposte di primo prezzo e premium accanto a quelle standard. Allo stesso tempo, calano le importazioni dall’Emisfero Sud, segnale che rafforza il ruolo dei produttori europei come VIP.

Clima e parassiti: una sfida quotidiana
Dietro i risultati, resta una quotidiana complessità legata al clima e alla gestione fitosanitaria. Tra le sfide principali, la cocciniglia lanigera – per la quale è stato avviato un progetto di ricerca – e la scarsa escursione termica che compromette la colorazione dei frutti. “Non tutti i problemi dipendono dal clima, ma ne sono amplificati – conclude Eberhöfer –. Eppure i nostri produttori continuano a credere nel biologico, offrendo un alimento buono, sano e rispettoso dell’ambiente”.

Fonte: Corriere ortofrutticolo