Mercato in espansione, nonostante un aumento dei prezzi dell’agroalimentare che in quattro anni è arrivato al 24%, di Maria Grazia Mammuccini

FederBio pubblica un’analisi del mercato a seguito dei dati presentati dal “Bio in cifre 2025”. Nel 2024 i dati del biologico continuano ad avere il segno più, ma con una differenza importante: per la prima volta la crescita della domanda ha viaggiato più veloce della crescita dell’offerta. Gli ettari dedicati al bio e gli operatori sono aumentati di circa il 2,5%, mentre il mercato ha registrato un incremento vicino al 5%.

Si tratta di un elemento positivo per due ragioni. La prima è che l’espansione del settore procede trainata da una richiesta dal basso. La seconda è che questa crescita non genera benefici solo per chi produce alimenti biologici e biodinamici, ma per l’intera società, assicurando vantaggi in termini di difesa del suolo e della biodiversità, tutela della salute, carbonio trattenuto nei suoli, risorse idriche protette, maggiore tenuta idrogeologica e valorizzazione del paesaggio.

La crescita del bio nel 2024 è ancora più significativa perché avviene in un contesto complesso, segnato da un aumento dei prezzi dell’agroalimentare arrivato al 24% in quattro anni. La scelta dei consumatori dimostra che la difesa della salute e dell’ambiente è ormai una priorità diffusa, fondata su evidenze concrete.

Secondo il rapporto Study on the environmental impacts of achieving 25% organic land by 2030 di Nicolas Lampkin e Katrin Padel, il raggiungimento del 25% di superficie agricola biologica comporterebbe una riduzione del 15% delle emissioni di gas serra, un aumento del 30% della biodiversità e una diminuzione del 95% dell’uso di pesticidi di sintesi chimica.

Dati altrettanto rilevanti emergono da uno studio di fine novembre sul costo nascosto dell’agricoltura nei Paesi Bassi, curato da Deloitte. L’attuale modello di agricoltura intensiva genera un valore economico di 13,3 miliardi di euro, ma produce costi sociali — legati a emissioni di CO₂, inquinamento da azoto e perdita di biodiversità — pari a 18,6 miliardi di euro. Il saldo è quindi un danno annuale di 5,3 miliardi di euro.

Al contrario, l’agricoltura biologica e biodinamica, integrata con sistemi innovativi e una maggiore efficienza nell’uso delle risorse, genera benefici economici stimati in 2,7 miliardi di euro. Secondo Deloitte, la scelta dell’agroecologia garantirebbe ai soli Paesi Bassi un guadagno annuale complessivo di circa 8 miliardi di euro.

Sono questi i numeri da tenere presenti nel dibattito europeo su tagli all’agricoltura e politiche di sostegno. I benefici per la collettività e per gli stessi agricoltori dipendono dal modello agricolo che si decide di incentivare. Anche il biologico deve affrontare le sfide della crisi climatica e delle nuove patologie, ma l’approccio integrato dell’agroecologia consente di lavorare sulla sostenibilità dell’intero sistema agricolo locale.

Il biologico si fonda sulla conoscenza delle dinamiche naturali e sull’uso di tecnologie avanzate. La ricerca e l’innovazione non riguardano solo le nuove tecniche di ingegneria genetica: esistono approcci scientifici coerenti con i principi dell’agroecologia che possono garantire una chiara distintività al bio e offrire soluzioni di sostenibilità all’intera agricoltura. Quello che manca oggi è un investimento strategico deciso in ricerca e innovazione per l’agroecologia.

Fonte: Federbio