Un importante studio italiano collega il glifosato al cancro, sottolineando il potere protettivo del biologico
Uno studio italiano di riferimento offre alcune delle prove più solide finora disponibili che il glifosato e gli erbicidi a base di glifosato (GBH) comportano un rischio significativo di cancro, rafforzando l’importanza dell’agricoltura biologica, che ne vieta l’uso. Lo studio biennale ha seguito dei ratti dalla vita prenatale fino all’età adulta e ha riscontrato un aumento statisticamente significativo, correlato alla dose, dei tumori benigni e maligni in diversi organi. Tra questi figuravano tumori del sangue, della pelle, del fegato, della tiroide, delle ovaie, dei reni, delle ossa e delle ghiandole mammarie. In particolare, quasi la metà dei decessi correlati alla leucemia si è verificata nel primo anno di vita, suggerendo che l’esposizione nella prima infanzia può essere particolarmente pericolosa.
Nello studio, ratti maschi e femmine sono stati esposti al glifosato e a due erbicidi a base di glifosato: Roundup Bioflow (utilizzato nell’Ue) e RangerPro (utilizzato negli Stati Uniti), a partire dal sesto giorno di gestazione e fino all’età di 104 settimane. Anche a basse dosi (equivalenti o inferiori alle attuali soglie di sicurezza dell’Unione europea), il rischio di tumore è aumentato in modo significativo, con formulazioni commerciali di GBH risultate più cancerogene del solo glifosato, probabilmente a causa di coformulanti tossici che aumentano l’assorbimento e gli effetti del glifosato.
Il glifosato rimane l’erbicida più utilizzato negli Stati Uniti, applicato su quasi il 90% della superficie coltivata a mais, soia e cotone, nonché nei frutteti, nei vigneti e nei parchi pubblici. I suoi residui sono diffusi e vengono spesso rilevati negli alimenti, nell’acqua e persino nel latte materno. Al contrario, i sistemi di agricoltura biologica vietano l’uso del glifosato e di altri erbicidi sintetici, offrendo un approccio scientificamente provato che riduce i rischi per la salute degli agricoltori e delle comunità.
Mentre continuano a crescere le preoccupazioni sugli effetti del glifosato sulla salute, questo studio evidenzia il potere protettivo dell’agricoltura biologica e aggiunge urgenza alle richieste di normative più severe e di maggiori investimenti nella ricerca, nelle infrastrutture e nelle politiche relative all’agricoltura biologica.
Fonte: The Organic Center