A “Marca” il biologico dice presente! Ma è stata un’occasione mancata, di Antonio Felice

Il direttore di GreeenPlanet pubblica un commento relativo alla manifestazione “Marca”, la fiera italiana di Bologna dedicata alla marca commerciale, la grande vetrina dove si espongono i prodotti dell’eccellenza italiana a marca del distributore.

Anno dopo anno, successo dopo successo, a dimostrazione che sono le scelte più logiche, più semplici, più vicine ai trend di mercato ad essere vincenti. Essere originali può pagare negli anni, forse, qualche volta; dare impulso ad una tendenza già in atto è la scelta che paga.
Parliamo di Marca, organizzata da BolognaFiere e promossa da ADM, l’Associazione della Distribuzione Moderna, chiusa il 15 gennaio con dati ancora una volta in forte crescita. La DM sta monopolizzato il mercato alimentare, ha lanciato i propri marchi e ha imposto di promuovere una fiera di soli due giorni a Bologna, con biglietto d’ingresso caro, dunque strettamente riservata ad aziende e professionisti. Le aziende sono accorse a frotte, inevitabilmente, ancora e più di prima. Quale migliore occasione per incontrare chi compera i loro prodotti a condizioni di crescente monopolio? Non esiste nessun’altra occasione simile in Italia. Risultato: padiglioni pieni di stand e visitatori, fiera palpitante, vivace, vibrante. Nell’area Marca Fresh gli stand sono quasi raddoppiati in un solo anno. BolognaFiere con Marca ha fatto bingo e non potrebbe aprire l’anno in modo migliore.
Alle logiche di mercato non sfugge certo il biologico, a Marca in numero e in qualità di presenze decisamente superiori al Sana, che pure dovrebbe ancora essere la fiera nazionale di riferimento per il bio. Il biologico non sfugge: trova nella distribuzione moderna e nei suoi marchi uno sbocco decisivo più che mai; non c’è negozio specializzato che tenga, tanto meno mercato rionale e vendita diretta: nicchie. La DO è entrata anche nell’online. Entra nelle case con consegne rapide. Il suo successo è uno dei trend più chiari e forti dell’epoca e dell’economia che ci è dato da vivere.

E dunque come è andata Marca per il biologico?
Né più né meno la fiera ha risposto alle attese, ma senza eccessi, toni enfatici, affari d’oro. Nella distribuzione moderna il bio – dicono i dati sugli acquisti – è tornato a crescere, ma la distribuzione moderna vende bio senza particolari entusiasmi, lo annacqua nel residuo zero, nel nickel free, lo pone in alcune insegne decisamente in coda rispetto a prodotti DOP e IGP. Il bio ha perso freschezza nelle sue proposte, non è una novità, non ha la forza per imporre alla GDO una maggiore considerazione. Potrebbe farlo perché – come ricorda il nostro editorialista Fabrizio Piva nel suo report https://greenplanet.net/il-biologico-cresce-ma-non-avanza-il-ruolo-irrisolto-della-distribuzione-moderna/  – il biologico risponde in modo rigoroso e unico ad una normativa stringente tesa a proteggere il consumatore e nello stesso tempo l’ambiente. Ma non basta se il messaggio non è forte e chiaro.
Quale messaggio? L’identità del bio innanzitutto, da comunicare di più e meglio; la qualità da proporre e valorizzare; l’innovazione da portare avanti a tutti i costi e senza stancarsi mai. Il tutto compreso in un progetto se non unitario, largamente condiviso, che metta in rete aziende piccole, medie, grandi, quelle che fanno solo bio e quelle che fanno anche bio, quelle che esprimono i valori di un territorio e quelle che sviluppano un prodotto tendenzialmente globale, senza puzze al naso. Siamo noi il vero bio, siamo noi quelli fedeli alle origini del biologico: mettendo davanti ancora questo, il progetto comune salta e il bio non va più da nessuna parte
In attesa di come andrà il Biofach, che a Norimberga aprirà i battenti il 10 febbraio, concludiamo dicendo che il bio ha fatto bene ad esserci, a Bologna, guai se non ci fosse stato, e tuttavia Marca – anche Marca – finché il biologico non esprimerà quella forza e quel progetto di cui abbiamo scritto in poche parole, resterà, almeno in parte, un’occasione mancata.

Fonte: GreenPlanet