Una interessante nota di FIRAB – Federazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica analizza la situazione sempre più allarmante relativa all’approvvigionamento di fertilizzanti azotati, che è in crisi a causa dell’attuale guerra in medio Oriente. Quando si parla di autonomia strategica europea -scrive FIRAB- il dibattito tende a concentrarsi sull’energia, sulle rotte commerciali, sulle materie prime critiche. L’agricoltura entra in scena spesso solo come ‘emergenza’: quando i prezzi dei fertilizzanti esplodono, gli scaffali si svuotano o uno stretto si chiude. È un errore di prospettiva che non possiamo più permetterci.
Il conflitto nel Golfo ha reso visibile, in modo brusco, una vulnerabilità che esisteva già. Il crollo del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i prezzi del gas naturale europeo del 50-75% in poche settimane. E dato che quasi tutti i fertilizzanti azotati che usiamo vengono prodotti a partire dal gas, il costo di nutrire le colture è diventato improvvisamente un problema geopolitico.
L’agricoltura biologica e i modelli ispirati all’agroecologia non sono solo una scelta ambientale. Sono, nella loro logica più profonda, sistemi a bassa dipendenza esterna la cui forza risiede nella capacità di valorizzare le risorse locali. Non richiedono fertilizzanti sintetici, la difesa delle piante è affidata a prodotti non di sintesi e alla resistenza varietale, meno energia di processo. Non azzerano la necessità di approvvigionamenti esterni, ma la riducono strutturalmente. E in un contesto in cui le catene di fornitura globali possono interrompersi senza preavviso, quella riduzione vale moltissimo.
Tutte le considerazioni di FIRAB a questo LINK
Fonte: FIRAB