L’agricoltura biologica mediterranea deve fare i conti con sfide strutturali importanti: scarsità d’acqua, degrado dei suoli, bassa diversità colturale e una pressione crescente delle infestanti, soprattutto nei sistemi senza diserbanti. A questo si aggiungono fattori economici e geopolitici che rendono i fertilizzanti azotati di sintesi sempre più costosi e incerti nella disponibilità.
In questo scenario, l’integrazione di leguminose foraggere come living mulch (sovescio vivo) nel grano duro rappresenta una soluzione agroecologica promettente. Le leguminose, grazie alla fissazione biologica dell’azoto (BNF), possono ridurre il fabbisogno di fertilizzanti minerali, contenere le erbe infestanti e migliorare la fertilità del suolo. Tuttavia, l’adozione di questa pratica resta limitata, spesso per la preoccupazione degli agricoltori circa la competizione con la coltura da reddito e l’affidabilità dei benefici attesi.
Un aspetto ancora poco esplorato riguarda l’uso di inoculi rhizobici specie-specifici in queste leguminose da sovescio. La letteratura scientifica è ricca di studi su inoculazione in leguminose da granella in consociazione con cereali, ma mancano del tutto evidenze sull’uso di inoculi in leguminose foraggere allevate come living mulch nel grano duro.
L’articolo, che si può leggere a questo LINK , presenta i risultati principali dello studio, le cui prove in campo sono durate due anni, riporta le implicazioni pratiche per gli agricoltori e le possibili prospettive future.
Fonte: Teatro Naturale