Progetto “LIFE Microfighter”: meno rame in agricoltura biologica, di Tommaso Tautonico

L’articolo informa del progetto portato avanti dal CNR/Istituto per la bioeconomia che ha verificato la possibilità di ridurre fino al 50% l’uso del rame in agricoltura biologica.

Il rame è uno dei principi attivi più utilizzati nel biologico per contrastare malattie fungine e batteriche. Nonostante sia ammesso dai disciplinari bio, il suo uso continuativo comporta effetti collaterali rilevanti: accumulo nei suoli, riduzione della fertilità, impatti negativi sulla biodiversità microbica e rischi ecotossicologici nel lungo periodo.

Negli ultimi anni, proprio per questi motivi, l’Unione europea ha iniziato a limitare progressivamente le dosi ammissibili di rame, spingendo il settore verso soluzioni alternative più sostenibili.

Life Microfighter e la svolta degli Zeo-biopesticidi

In questo contesto si inserisce il progetto Life Microfighter , finanziato dal programma LIFE dell’Ue e coordinato dal Consorzio Co&So, che ha condotto sperimentazioni triennali in Italia, Spagna e Croazia su vite, pomodoro e olivo.

Il cuore dell’innovazione è uno Zeo-biopesticida naturale, che permette di ridurre fino al 50% l’impiego di rame mantenendo lo stesso livello di protezione delle colture. Le prove in campo hanno dimostrato l’efficacia del nuovo approccio nel controllo di patologie diffuse come peronospora, maculatura batterica, rogna dell’olivo e occhio di pavone, senza impatti negativi su rese e qualità dei prodotti.

Secondo i ricercatori, l’efficacia deriva dalla combinazione tra il prodotto innovativo e una gestione più razionale dei trattamenti, che consente di ottimizzare la difesa fitosanitaria riducendo l’impatto ambientale complessivo.

Suoli più sani e più biodiversità

Uno degli aspetti più interessanti emersi dal progetto riguarda gli effetti sul suolo. La riduzione del rame ha mostrato benefici diretti sulla biodiversità microbica, fondamentale per la fertilità, la struttura del terreno e la resilienza degli ecosistemi agricoli.

Meno rame significa anche minore accumulo metallico nel tempo, un fattore chiave per la sostenibilità reale dell’agricoltura biologica, soprattutto in aree dove i trattamenti si ripetono da decenni sulle stesse parcelle.

Un modello replicabile per la transizione agroecologica

Life Microfighter non è solo una sperimentazione tecnica, ma anche un modello di governance scientifica. Il progetto ha coinvolto università, centri di ricerca, cooperative agricole e consorzi, tra cui il Cnr e le Università di Ferrara e Modena-Reggio Emilia, con l’obiettivo esplicito di trasferire rapidamente i risultati alla pratica agricola.

La prospettiva è quella di contribuire alla transizione agroecologica, dimostrando che è possibile ridurre l’uso di sostanze problematiche anche nel biologico, senza sacrificare produttività e redditività per gli agricoltori.

 

Fonte: AlternativaSostenibile