Sono anni che si discute e si cerca di andare oltre il biologico così come definito dai regolamenti dell’Unione europea. Le esperienze in questo campo sono numerose e di diverso tipo. Alcune hanno dato luogo a tendenze molteplici e non formalizzate come quella del vino “naturale”. Altre sono state formalizzate con marchi riconosciuti dall’Unione europea come il “Latte Fieno”. Più in generale oggi abbondano le certificazioni private (dalla storica certificazione biodinamica Demeter alla più recente ROC di cui si è parlato poco tempo fa ( https://storiedelbio.it/2025/03/23/agricoltura-biologica-o-rigenerativa/ ) in un altro articolo su “Storie del bio”, per non dire di tutti quei claims, spesso di comodo, che fanno riferimento alla sostenibilità, alla biodiversità, alla natura e quant’altro.
Nell’articolo odierno viene presentata una piccola azienda piemontese che ha da molto tempo una parte importante nell’esperienza del biologico nelle terre intorno al Ticino. Negli ultimi anni sta sperimentando, insieme ad altre aziende, un percorso molto impegnativo di ripristino della biodiversità, portato avanti con l’aiuto dell’Università di Milano, che comprende un marchio per riconoscerlo (Biodiversitas-agrobiodiversita-partecipata – BIODIVERSITAS l’agrobiodiversita partecipata). Si tratta della Cascina Dulcamara di Romentino, che da più di 40 anni segue pratiche rigorose di produzione naturale. L’autore dell’articolo presenta una lunga intervista a Pacifico Aina, fondatore dell’azienda. Si parla di marchi, certificazione, conoscenza del suolo, rotazioni, colture diverse, marketing, Parco del Ticino, fauna e di molto altro.
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Fonte: Storie del bio